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SWITZERLAND - SCHWEIZ - LA SUISSE - SVIZZERA

Blessed Paul VI was a pilgrim to Switzerland in 1969Pope Saint John Paul II followed in his footsteps, visiting the country 3 times: in 1982, 1984 & 2004.

Here below are responses for Totus2us podcasts given by Swiss people
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Prières en français sur Totus2us

Le Chapelet et la Neuvaine à la Miséricorde Divine      
Le Saint Rosaire avec Soeur Hyacinthe Defos du Rau OP      
Chemin de Croix avec les méditations du Cardinal Joseph Ratzinger   

Preghiere in italiano su Totus2us

Il Santo Rosario in italiano      
La Coroncina e Novena alla Divina Misericordia       

Gebete in deutscher Sprache auf Totus2us

Anne-Catherine      

"Marie est ma Maman."

Christian      

"Per me Maria significa tutto.

Maria bedeutet für mich alles."

Luna-Nicole      

"Mary was the mother of Jesus. She was beautiful, she had the Holy Spirit around her, something really touching, and she was the Mother of God."

Madeleine      

"We love Mary, she's our mother, the queen of heaven. 

La Vierge Marie est la reine du ciel."

Patrick      

Luke 15:11-32 -The Parable of the Prodigal Son - "It's a beautiful story about coming back to God."

If you'd be up for saying your something about Mary,
please do get in touch with the Totus2us team

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you'd be really helping Totus2us   ♥

Totus tuus ego sum et omnia mea tua sunt.
Accipio te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria. - St Louis Marie de Montfort

"I am totally yours and all that I have is yours.
I accept you for my all. O Mary, give me your heart.”

Blessed John Paul II took his motto Totus Tuus from this quote.

St JPII's reflection on his 2004 pilgrimage to Switzerland
General Audience, Wednesday 9 June 2004 - in English, French, German, Italian, Portuguese & Spanish

"The main reason for my apostolic pilgrimage to that beloved nation was to encounter the young Catholics of Switzerland, who held their first National Meeting last Saturday. I thank the Lord who gave me the opportunity to spend moments of great spiritual enthusiasm with them, and to address a message to the new Swiss generations which I would like to extend to all the young people in Europe and across the world. I can sum up this Message, so dear to my heart, in three verbs: "arise!", "listen!" and "set out!". It is Christ himself, risen and alive, who repeats these words to every boy and girl of our time. It is he who invites the youth of the third millennium to "arise", that is, to give their lives full meaning. I wanted to echo this appeal in the conviction that it is Christ alone, the Redeemer of man, who can help young people to "arise" anew from negative experiences and outlooks in order to grow to their full human, spiritual and moral stature.

On Sunday morning, the Solemnity of the Holy Trinity, I was able to concelebrate the Eucharist with the bishops and many priests who had come from every corner of Switzerland. The festive rite took place at Allmend Esplanade, a vast space outside the BEA Bern Expo Palace. Thus, with one voice we raised praise and thanksgiving to the Triune God for the beauties of creation that he has lavished upon Switzerland, and especially for the communion of Love, of which he is the source.

In the light of this fundamental mystery of the Christian faith, I renewed my appeal for the unity of all Christians, inviting the Catholics to live it first among themselves, making the Church "the home and the school of communion" (Novo Millennio Ineunte, 43). The Holy Spirit who creates unity also impels us towards mission, so that the truth about God and man which was revealed in Christ, may be witnessed and proclaimed to all. The image of the Triune God is engraved in every human being who in him alone finds peace.


Before leaving Bern, I wanted to meet the Association of Former Swiss Guards. This was a providential opportunity to express my gratitude for the precious service that the Swiss Guard Corps has been rendering to the Apostolic See for almost five centuries. How many thousands of young men from Swiss families and parishes have made their special contribution to the Successor of Peter in the course of these centuries! Young men, like all young men, full of life and ideals, were able to express through this service their sincere love for Christ and for the Church. May the young people in Switzerland and throughout the world discover the marvellous unity between faith and life, and prepare themselves to carry out with zeal the mission to which God calls them!

May Mary Most Holy, whom I warmly thank for having brought about this apostolic journey, my 103rd, obtain for everyone this great and valuable gift which is the secret of true joy."

La riflessione di Papa Giovanni Paolo II nel suo 1984 pellegrinaggio
Udienza Generale, Mercoledì, 20 giugno 1984 - in Italian & Spanish

"1. La visita pastorale in Svizzera si è svolta nella settimana dopo la Pentecoste e si è conclusa nella solennità della Santissima Trinità. Oggi desidero ringraziare il Buon Pastore, mediante nostra Signora di Einsiedeln, per questa nuova visita, per questo nuovo pellegrinaggio nel cuore del popolo di Dio, che abita tra le più belle montagne d’Europa e al nord delle Alpi. La visita era preparata da lungo tempo. Si doveva svolgere già tre anni fa, ma l’avvenimento del 13 maggio 1981 l’aveva impedito. La Provvidenza divina ha permesso alle circostanze di evolversi in modo che questa visita potesse essere portata a termine adesso.

2. Chiamo questa visita un pellegrinaggio, e ho avuto già modo di spiegare questa definizione parecchie volte. Per quanto riguarda la Svizzera, il particolare punto di riferimento a questo pellegrinaggio è san Nicola da Flüe, “Bruder Klaus”, di cui ho potuto convincermi il 14 giugno. Infatti in questo giorno si è svolta la visita a Flüeli e la santa messa. Ci siamo insieme preparati ad essa nella casa di questo santo, conservata fino ad oggi; egli, in un modo particolare, simboleggia la Svizzera. Dio lo ha chiamato proprio in quel periodo, in cui si formava ciò che costituisce la Svizzera nell’odierno significato di questa parola. L’unione dei tre cantoni Uri, Schwyz, (da cui il nome: Svizzera) e Unterwalden ha dato inizio a tutta la Federazione elvetica, formata oggi da 26 Cantoni, i quali uniscono tutti gli svizzeri in un popolo, indipendentemente dal fatto che essi parlano quattro lingue: il tedesco, il francese, l’italiano e il romancio.

3. La vocazione di Nicola da Flüe è meravigliosa. In essa si è manifestato in modo splendido, sovrumano e addirittura mirabile quel radicalismo evangelico, che invita ad abbandonare tutto.

“Guardate, questo è Nicola da Flüe, il vostro concittadino”, ho detto nell’omelia del 14 giugno scorso a Flüeli, luogo natale del santo, “Per seguire la sua vocazione, 517 anni fa abbandonò sua moglie, i suoi figli, la sua casa, il suo campo: prese alla lettera le parole del Vangelo. Il suo nome è rimasto impresso nei Cantoni svizzeri: è un autentico testimone di Cristo. Un uomo che ha attuato il Vangelo fino all’ultima parola”.

Nicola fu marito e padre di una famiglia numerosa, composta di dieci figli. Manteneva questa famiglia lavorando duramente, insieme con la moglie Dorotea, in una fattoria. La decisione di abbandonare tutto non fu facile. Richiese pure l’accordo della moglie che si può dire prese questa decisione con eroismo pari a quello di Nicola, assumendo sulle proprie spalle tutto il peso del mantenimento della famiglia e della fattoria.

Poco distante dalla casa di famiglia a Ranft si trova l’eremo di San Nicola. “Bruder Klaus” trascorse in questo luogo vent’anni nella più severa penitenza e nell’assoluto digiuno, non ricevendo per venti anni! alcun cibo.

4. La figura di san Nicola da Flüe costituisce un’insolita efflorescenza del cristianesimo, radicato gradatamente nelle anime delle generazioni fin dai tempi romani. Basti ricordare che la diocesi di Sion risale al IV secolo, poco dopo il periodo in cui nell’impero infuriavano le sanguinose persecuzioni contro i cristiani; quel periodo, in cui san Maurizio e tutta la sua legione Tebana avevano offerto la vita per Cristo. E l’abbazia di Saint-Maurice ricorda oggi a noi quella meravigliosa professione di fede mediante il martirio cruento!

Attraverso le successive generazioni e i secoli, il Vangelo mise le sue radici, come testimonia, tra l’altro, il ricco sviluppo della vita monastica soprattutto benedettina.

Tra le abbazie benedettine una speciale importanza occupa Einsiedeln. Essa raccoglie, da secoli, pellegrini da tutta la Svizzera intorno alla Madre del Dio Uomo, che qui, in terra svizzera, si è trovata un particolare tabernacolo.

La permanenza ad Einsiedeln, dal 14 giugno sera al 16 giugno mattina, è stata caratterizzata dalla splendida liturgia e da molti importanti incontri con l’episcopato, con i sacerdoti, con i rappresentanti del laicato, con gli operatori dei mezzi di comunicazione, con i giovani, con gli ammalati. A nostra Signora di Einsiedeln ho affidato di nuovo tutta la Chiesa e, in particolare, i fratelli e le sorelle che vivono in terra svizzera.

5. L’eremita del Ranft, “Bruder Klaus”, ha avuto un ruolo importante, addirittura decisivo nella vita della società svizzera del XV secolo. È diventato un fervente patrocinatore della riconciliazione e della pace tra i suoi connazionali. Forse anche da qui prende il suo inizio il fatto che la Svizzera è diventata il Paese della pace interna, e quasi non ha subìto guerre dall’esterno.

Con la neutralità della Svizzera, come Paese, si spiega certamente anche il fatto che, al presente, numerose organizzazioni internazionali abbiano cercato e cerchino in essa una sede.

Il Paese, relativamente non grande, costituisce una Federazione di Cantoni, ciascuno dei quali ha le sue autorità. Il governo federale assicura l’unità e la compattezza dell’insieme. Desidero assicurare oggi un particolare ringraziamento alle autorità sia federali, sia cantonali che municipali, per il loro benevolo atteggiamento nei riguardi della visita del Papa. L’ho sperimentato in ogni tappa del mio viaggio, sia là dove la maggioranza della popolazione è cattolica, sia là dove la maggioranza è invece protestante.

A Lohn, ho potuto intrattenermi cordialmente con il presidente e tutti i consiglieri federali, ricordando la storia originale della Svizzera, il suo attaccamento alla libertà, alla tolleranza, alla neutralità, alla pace per la nazione e per il mondo, e anche gli sforzi congiunti della Svizzera e della Santa Sede nel settore umanitario durante le due guerre mondiali. Con tale incontro ho inteso esprimere il mio omaggio all’intero popolo svizzero e, allo stesso tempo, la mia stima e i miei auguri per coloro che hanno la responsabilità del bene comune.

6. Il pellegrinaggio nel cuore del popolo di Dio nella terra svizzera ha incontrato di fatto la realtà della divisione della Chiesa, chiaramente accentuata nella storia di questa società del tempo della riforma.

Ci separano cinquecento anni dalla nascita di Zwingli, 475 anni da quella di Calvino: la Svizzera è diventata, accanto alla Germania, la seconda patria della riforma.

Tuttavia dopo il Concilio Vaticano II, dopo il decreto dell’ecumenismo, questo pellegrinaggio era non soltanto possibile, ma addirittura necessario. Ha acquistato un carattere ecumenico in una duplice dimensione. Prima di tutto: mediante l’incontro con la comunità di lavoro delle Chiese cristiane (compresi anche i rappresentanti della Chiesa cattolica); in seguito, mediante l’incontro molto importante con i rappresentanti della Chiesa riformata. Questi due incontri hanno avuto luogo a Kehrsatz (vicino a Berna) e sono stati dedicati allo scambio di idee e alla comune preghiera, nello spirito delle direttive dell’ecumenismo conciliare.

7. Oltre questa dimensione familiare e interna alla Svizzera, si è distinta, nell’insieme della visita, la dimensione più ampia, universale. Mi è stato dato di incontrarmi a Ginevra con i rappresentanti del Consiglio ecumenico delle Chiese, il cui presidente onorario è il benemerito pastore Willem Wissert Hooft, e l’attuale segretario generale il pastore dottor Philip Potter. La sede del Consiglio ecumenico delle Chiese era stata visitata per la prima volta dal papa Paolo VI nel 1969; la mia è stata quindi la seconda visita, che conferma l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti dell’ecumenismo. È necessario uno scambio incessante di idee, il dialogo teologico; è necessaria la comune testimonianza a Cristo, e soprattutto è necessaria un’incessante comune preghiera, perché possa esserci data la grazia dell’unione, nello Spirito Santo, dell’unità nella fede. Secondo le parole di Cristo: “Padre santo . . . perché siano una cosa sola” . . . “perché il mondo creda” (Gv 17, 11.21).

È stato inoltre motivo di gioia, l’aver potuto visitare il centro ortodosso a Chambésy, dove, sotto la direzione del caro metropolita Damaskinos, si svolgono i lavori preparatori al previsto Sinodo panortodosso. Quest’incontro nella preghiera ci ha dato nuovamente la possibilità di dialogare con questi nostri fratelli, che ci sono specialmente vicini per quanto riguarda il deposito apostolico della fede.

8. Su questo vasto sfondo assume un’adeguata espressione la visita alla comunità cattolica, che dopo la riforma è rimasta in unione con Roma e attualmente si raggruppa nelle seguenti Chiese particolari: la diocesi di Sion, di Losanna Ginevra-Friburgo, di Coira, di Basilea, di San Gallo e di Lugano. Inoltre le due abbazie “territoriali”: Einsiedeln e Saint-Maurice.

Tutti gli incontri, specialmente quelli liturgici nella comune Eucaristia, e gli altri nella preghiera, collegati con uno scambio di idee (così per esempio i due incontri con la gioventù: a Einsiedeln in lingua tedesca e a Friburgo in lingua francese) mi sono rimasti profondamente nel cuore. A Friburgo (che sempre è unita nella mia mente col ricordo del grande cardinale Journet) si sono svolte anche le splendide “Lodi” insieme con i religiosi e le religiose.

Ancora a Friburgo, la visita all’università, l’incontro con la comunità dei professori e degli studenti. E poi, separatamente, con i rappresentanti delle facoltà teologiche di tutta la Svizzera.

Tutti incontri cordiali, solidamente preparati, permeati da un senso di realismo e, al tempo stesso, da una sincera sollecitudine per la missione del Vangelo nei confronti di una società che subisce l’influsso della secolarizzazione.

Infine l’incontro, in diverse lingue, con gli uomini che in Svizzera hanno trovato asilo e condizioni di vita e di lavoro. Esso si è svolto a Lucerna.

9. Il Concilio Vaticano II ha aperto una nuova tappa della via davanti a tutta la Chiesa.

La Chiesa che è in terra svizzera è entrata in questa tappa, con la consapevolezza della sua grande e, insieme, difficile eredità, della sua situazione ecumenica e di tutti i condizionamenti particolari profondamente radicati nella tradizione sociale degli svizzeri.

Nel corso dei sei giorni del pellegrinaggio abbiamo pregato insieme, con la fiducia che questa tappa che percorriamo nell’unità universale della Chiesa cattolica, ci permetta di avvicinarci, con umiltà e con costanza, a quella che dal popolo di Dio aspetta lo Spirito Santo Consolatore, che è lo Spirito di verità. E alla quale egli stesso ci conduce!"

Pope Benedict XVI's Homily at Holy Mass
celebrated for the 500th Anniversary of the founding of the Pontifical Swiss Guard Corps
St Peter's Basilica, Saturday 6 May 2006 - in English, French, German, Italian, Portuguese & Spanish

"Dear brothers and sisters,
This year we are commemorating several significant events that occurred in 1506, exactly 500 years ago. The rediscovery of the sculptural group of the Laocoon that led to the establishment of the Vatican Museums; the laying of the foundation stone of this building, St Peter's Basilica, rebuilt on the site of Constantine's Basilica; and the birth of the Pontifical Swiss Guard. Today, it is especially the latter event that we wish to recall. Indeed, on 22 January, 500 years ago, the first 150 Swiss Guards arrived in Rome at the express request of Pope Julius II and entered his service in the Apostolic Palace. That chosen corps was very soon required to show its faithfulness to the Pontiff: in 1527, Rome was invaded and sacked, and, on 6 May, 147 Swiss Guards were killed because they were defending Pope Clement VII, while the remaining 42 escorted him safely to Castel Sant'Angelo. Why should we commemorate today these events that happened so long ago, in a Rome and a Europe so different from the situation today? First of all, to pay honour to the Swiss Guard Corps, whose role ever since has always been reconfirmed, even in 1970 when the Servant of God Paul VI disbanded all the other military corps of the Vatican. However, at the same time and above all, let us call to mind these historic events so as to draw a lesson from them in the light of God's Word. To this end, the biblical readings of today's liturgy are helpful, and the Risen Christ, whom we celebrate with special joy during this Easter Season, opens our minds to understanding the Scriptures (cf Lk 24, 45), so that we may recognize God's plan and do his will.

The First Reading is taken from the Book of Wisdom, traditionally attributed to the great King Solomon. This entire book is a hymn of praise to Divine Wisdom, presented as the most valuable treasure that man can desire and discover, the greatest good on which all other goods depend. For Wisdom, it is worth giving up every other thing; for Wisdom alone gives life its full meaning, a meaning that overcomes death itself because it puts people in authentic communion with God. Wisdom, the text says, "makes them friends of God" (Wis 7, 27). On the one hand, it highlights the "formative" aspect, in other words, the fact that Wisdom forms people, making them grow from within towards the full stature of their maturity; and it contextually affirms that this fullness of life consists in friendship with God, in an intimate harmony with his being and his will. The interior place in which Divine Wisdom operates is what the Bible calls "the heart", the person's spiritual centre. Thus, the response of the Responsorial Psalm had us pray:  "Give us, O God, wisdom of heart". Psalm 90[89] then recalls that this Wisdom is granted to those who learn how to "number [their] days" (cf v 12), that is, to recognize that all the rest of life is fleeting, short-lived and transient; and that sinful human beings cannot and must not hide from God, but must recognize themselves for what they are: creatures in need of mercy and grace. Those who accept this truth and are prepared to accept Wisdom, receive it as a gift. For Wisdom, then, it is worth giving up all other things. This theme, to "leave" in order to "find", is the centre of the Gospel passage we have just heard, taken from chapter 19 of St Matthew. After the episode of the "rich young man" who did not have the courage to detach himself from his "many riches" in order to follow Jesus (cf Mt 19, 22), the Apostle Peter asked the Lord what instead would be the reward for those disciples of his who left everything in order to follow him (cf Mt 19, 27). Christ's answer reveals the immense greatness of his Heart: he promised the Twelve that they would share in his authority over the new Israel; then he assured them all that "everyone who has left" their earthly goods for his sake would "receive a hundredfold, and inherit eternal life" (Mt 19, 29). The person who chooses Jesus finds the greatest treasure, the pearl of great value (cf Mt 13, 44-46) that gives value to all the rest, for Jesus is Divine Wisdom incarnate (cf Jn 1, 14), who came into the world so that humanity might have life in abundance (cf Jn 10, 10). And the person who accepts Christ's superior goodness and beauty and truth, in which the whole fullness of God dwells (cf Col 2, 9), enters with him into his Kingdom where the value judgments of this world decay and indeed, are overturned.

We find one of the most beautiful definitions of the Kingdom of God in the Second Reading. It is a text that belongs to the exhortational part of the Letter to the Romans. The Apostle Paul, after urging Christians always to allow themselves to be guided by love and not to be objects of scandal for those who are weak in faith, recalls that the Kingdom of God is "righteousness and peace and joy in the Holy Spirit" (Rom 14, 17). And he adds:  "He who thus serves Christ is acceptable to God and approved by men. Let us then pursue what makes for peace and for mutual upbuilding" (Rom 14, 18-19). "What makes for peace" is a concise and complete expression of biblical Wisdom in the light of the revelation of Christ and his mystery of salvation. The person who has recognized Christ as Wisdom Incarnate and for his sake has left everything else becomes a "peacemaker", both in the Christian community and in the world. In other words, he becomes a seed of the Kingdom of God that is already present and growing towards its full manifestation. Therefore, in the perspective of the two words, "Wisdom-Christ", the Word of God offers us a complete vision of man in history: fascinated by Wisdom, he seeks it and finds it in Christ, leaving everything for him and receiving in exchange the priceless gift of the Kingdom of God; and clothed in temperance, prudence, justice and strength - the "cardinal" virtues - he lives the witness of charity in the Church.

One might wonder whether this perception of man can also constitute an ideal of life for the people of our time, especially for the young. That this is possible is shown by countless personal and community testimonies of Christian life which still constitute the wealth of the People of God, pilgrims through history. Among the many expressions of the lay presence in the Catholic Church, there is also the very special one of the Pontifical Swiss Guards. These young men, motivated by love for Christ and for the Church, put themselves at the service of the Successor of Peter. For some of them, membership in this Guard Corps is limited to a brief period; for others, it extends until it becomes the choice of their entire life. For some of them, and I say so with deep satisfaction, service at the Vatican has led to the development of the response to a priestly or religious vocation. However, for them all, being a Swiss Guard means adhering to Christ and the Church without reserve, and being prepared to die for them. A Swiss Guard's active service may come to an end, but inside he always remains a Swiss Guard. This is what 80 former Swiss Guards desired to testify. From 7 April to 4 May they accomplished an extraordinary feat, marching from Switzerland to Rome, following the route of the Via Francigena as closely as possible.

I would like to renew my greeting to each one of them and to all the Swiss Guards. I also remember the authorities who have come from Switzerland for the occasion, and the other civil and military authorities, the chaplains who enliven the guards' daily service with the Gospel and the Eucharist, as well as their many relatives and friends. Dear friends, I offer this Eucharist, the highest spiritual point of your celebration, especially for you and for the deceased members of your Corps. Nourish yourselves on the Eucharistic Bread and be first and foremost men of prayer, so that Divine Wisdom may make you genuine friends of God and servants of his Kingdom of love and peace. The service offered by your long ranks winding through these 500 years acquires fullness of meaning and value in the Sacrifice of Christ. As I make myself in spirit the interpreter of the Pontiffs whom your Corps has served faithfully down the centuries, I express well-deserved and heartfelt gratitude, while looking to the future, I invite you to march on, acriter and fideliter, with courage and fidelity. May the Virgin Mary and your Patrons St Martin, St Sebastian and St Nicholas of Flüe, help you to carry out your daily tasks with generous dedication, ever enlivened by a spirit of faith and love for the Church."